| ORATORIO DI SAN SEBASTIANO |
Apparteneva alla Confraternita dei Battuti Bianchi, ma fu sede anche della Confraternita degli ortolani. Chiuso al culto in età napoleonica, fu adibito a fienile, deposito e officina. Un recente restauro ne ha fatto una sede espositiva. Una scritta dedicatoria posta nell'abside maggiore fissa il termine della costruzione al 1502.

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I lavori erano già iniziati nel 1497, quando l'architetto Pace Bombace li ricordava nel suo testamento. Se è giusta, però, l'ipotesi che vede Melozzo da Forlì collaborare alla progettazione, questa andrà anticipata a un momento precedente il 1494, anno, appunto, della morte di Melozzo. La supposizione dell'intervento, accanto al Bombace, dell'illustre pittore è motivata dalla qualità eccezionale di questa architettura, che denuncia una personalità aggiornata sulle teorie matematiche e architettoniche, proporzionali e prospettiche del Rinascimento più avanzato; a conoscenza degli esempi illustri dell'architettura quattrocentesca fuori della Romagna; a contatto, in una parola, con i centri di più fervida elaborazione teorica ed elevata produzione artistica. Pace Bombace moriva nel 1500: l'edificio veniva completato da altri (forse il Palmezzano?) senza però che si procedesse alla realizzazione della cupola prevista a copertura del corpo principale. Planimetricamente, l'edificio si compone di due corpi: quello principale a croce greca è preceduto da una sorta di atrio rettangolare, sormontato da una cupoletta analoga, nella caratteristica copertura, a quella della cappella del SS. Sacramento in Duomo. |
Le affinità planimetriche dell'edificio con il mantovano S. Sebastiano fanno pensare a una diretta ispirazione alla chiesa di Leon Battista Alberti. Da segnalare, all'interno, la bellissima decorazione in cotto e, nell'atrio, avanzi di altari barocchi.
12.1 Oratorio di San Sebastiano: la facciata
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